Copertina Led Zeppelin IV – l'uomo anziano con fascio di rami sulle spalle, Lot Long, fotografato nel 1892

Il mistero durato 52 anni: chi è l'uomo sulla copertina di Led Zeppelin IV

Il mistero durato 52 anni: chi è l'uomo sulla copertina di Led Zeppelin IV

I Classici — Symphony Shop

Sulla copertina di uno degli album più venduti della storia del rock non c'è scritto nulla. Non il titolo, non il nome della band, non un singolo simbolo che chiarisca cosa stai per ascoltare. C'è solo un anziano, fotografato di spalle, con un fascio di rami legato sulle spalle e un bastone in mano. Per 52 anni, nessuno ha saputo chi fosse davvero. Solo nel 2023, un ricercatore inglese ha finalmente risolto l'enigma — e la storia che ha scoperto è più affascinante di qualunque teoria circolata fino a quel momento.

Un disco che doveva "uccidere" la band, secondo Atlantic Records

Quando Led Zeppelin presentò ad Atlantic Records il master del quarto album, la casa discografica rimase senza parole — ma non per la musica. La band aveva deciso di non metterci alcun titolo, alcun nome, alcuna scritta identificativa in copertina. Solo un'immagine.

Era una risposta diretta alle critiche ricevute dopo i primi tre album, accusati di vivere più sull'immagine da rockstar dei quattro musicisti che sul valore della musica stessa. Atlantic provò a dissuaderli, definendo la scelta un "suicidio professionale". La band non cedette: voleva che fosse la musica, da sola, a parlare. Oggi sappiamo come è andata: l'album ha venduto oltre 37 milioni di copie nel mondo, diventando uno dei dischi più iconici nella storia della musica registrata — proprio grazie, e non nonostante, quella scelta.

L'uomo con i rami: rurale contro urbano

L'immagine in copertina fu trovata da Robert Plant in un negozio di antiquariato vicino a Reading, non lontano da casa di Jimmy Page. Una foto colorata, incorniciata, che il cantante decise di portare alla band come possibile copertina. Una volta scelta, fu fotografata appesa al muro scrostato di una casa in rovina, per dare l'idea di un quadro dimenticato nel tempo.

Sul retro dell'album, in netto contrasto, compare la fotografia di una torre residenziale di Birmingham — un simbolo della modernità urbana degli anni '70. Come spiegò lo stesso Plant, l'intenzione era "simboleggiare il contrasto tra il vecchio e il nuovo": il mondo rurale e quello industriale, fianco a fianco sulla stessa copertina.

La scoperta del 2023

Per oltre cinquant'anni, l'identità dell'uomo è rimasta materia di leggenda. Alcuni fan erano convinti si trattasse di un eremita; altri sostenevano fosse un guaritore vittoriano legato all'occultismo, una figura che secondo alcune voci avrebbe introdotto Aleister Crowley — figura a cui Jimmy Page si è sempre dichiaratamente interessato — alle proprie pratiche esoteriche.

La verità, ben più terrena, è stata scoperta per puro caso da Brian Edwards, storico dell'University of the West of England, mentre svolgeva ricerche su tutt'altro argomento: le fotografie vittoriane di Stonehenge. Tra le pagine di un album fotografico del 1892, intitolato Reminiscences of a Visit to Shaftesbury, Edwards si è trovato davanti a un volto che conosceva fin troppo bene.

L'uomo si chiamava Lot Long, un artigiano del Wiltshire — un thatcher, cioè un costruttore di tetti in paglia — nato nel 1823 e fotografato nel 1892 da Ernest Howard Farmer, uno dei pionieri della fotografia britannica. Lot Long morì appena un anno dopo lo scatto. Non avrebbe mai potuto immaginare che, ottant'anni più tardi, la sua immagine sarebbe diventata uno dei simboli più riconosciuti nella storia del rock.

Il disco oltre la copertina

Risolto il mistero della copertina, resta la musica — e qui IV non delude. Si apre con Black Dog, il riff che ha riscritto le regole della chitarra rock per la generazione successiva, e prosegue con Stairway to Heaven, probabilmente il brano rock più trasmesso nella storia della radio FM americana.

Tra i momenti più sorprendenti dell'album c'è When the Levee Breaks, registrata nell'atrio di Headley Grange, una casa di campagna inglese usata come studio improvvisato. Fu lì che John Bonham ottenne quel suono di batteria così naturale e potente che, decenni dopo, continua a essere campionato da producer hip-hop e R&B in tutto il mondo — un'eco che nessuno studio moderno è mai riuscito a replicare fedelmente.

Un classico che continua a sorprendere

Pochi dischi, dopo più di cinquant'anni, possono ancora rivelare segreti nuovi. Led Zeppelin IV lo ha fatto nel 2023, e probabilmente non sarà l'ultima volta. È proprio questo che separa un classico da un semplice successo commerciale: la capacità di restare vivo, di continuare a essere raccontato, riscoperto, ascoltato con attenzione anche da chi lo conosce a memoria.


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