PFM – Stati di Immaginazione: quando il progressive italiano rinuncia alle parole
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C'è un momento, nella lunga storia della Premiata Forneria Marconi, in cui la band decide di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima e che non rifarà mai più: pubblicare un disco interamente strumentale. Quel momento si chiama Stati di Immaginazione, uscito nel 2006, e resta ancora oggi uno dei capitoli più singolari — e sorprendentemente sottovalutati — della discografia PFM.
Oggi quel disco torna disponibile in vinile nero 180 grammi, e ci sembra il pretesto perfetto per raccontarlo come merita.
Un disco nato per essere guardato, prima ancora che ascoltato
Stati di Immaginazione non nasce come un normale album in studio. È un progetto multimediale ideato da Iaia De Capitani, manager della band, pensato per accompagnare otto cortometraggi proiettati dal vivo sul palco durante i concerti del 2006. In quell'anno la PFM alternava due spettacoli diversi: uno dedicato a PFM canta De André e uno, appunto, costruito attorno a questi "stati di immaginazione" — un percorso in cui la musica non commentava le immagini, ma ne diventava parte integrante, quasi un ottavo strumento della formazione.
Il disco in studio, pubblicato il 24 novembre 2006 in edizione doppia CD+DVD, raccoglie la registrazione di quei brani nati sul palco, con il DVD che conserva gli otto video proiettati durante il tour.
Una formazione in transizione, ma con lo sguardo rivolto agli anni '70
Il 2006 è un anno particolare per gli equilibri interni della band: nella primavera di quell'anno Flavio Premoli lascia per la seconda volta la PFM, sostituito al piano e alle tastiere da Gianluca Tagliavini, già al fianco del gruppo nei tour statunitense, coreano e giapponese dei mesi precedenti. Premoli resta comunque legato al disco come autore di due brani, un filo che tiene insieme la storia recente e quella più lontana del gruppo.
Sul palco e in studio, però, il cuore pulsante della PFM resta quello riconoscibile da sempre: Franz Di Cioccio alla batteria, Franco Mussida alle chitarre e Patrick Djivas al basso, tre musicisti capaci di richiamare, senza bisogno di imitarla, la stagione d'oro degli anni '70 — quella di Storia di un Minuto e Per un Amico — pur muovendosi con naturalezza in territori più jazzati e funk.
Otto brani, un solo racconto
Il disco si apre con "La terra dell'acqua", oltre otto minuti che stabiliscono subito il tono: ampio, cinematografico, quasi sospeso. È uno dei due brani "monumento" dell'album insieme a "Visioni di Archimede", che lo chiude specchiandolo in lunghezza e ambizione.
Nel mezzo, il disco cambia continuamente pelle. "Il mondo in testa/Promenade the Puzzle" parte da un'intro che riporta dritti alla PFM più classica per poi virare verso un progressive jazzato e preciso. "La conquista" è probabilmente il momento più funk dell'intero lavoro, con un assolo di chitarra che cresce di intensità brano dopo brano. "Il sogno di Leonardo" e "Nederland 1903" rallentano il passo con atmosfere più delicate e sognanti, mentre "Cyber Alpha" e "Agua Azul" sono episodi brevi ma densi, quasi bozzetti strumentali pieni di idee ritmiche.
Il risultato è un album che non ha bisogno di una voce per essere riconoscibile: la scrittura degli arrangiamenti, il dialogo continuo tra gli strumenti e la varietà di atmosfere fanno tutto il lavoro che altrove farebbe un testo.
Come fu accolto (e come suona oggi)
All'uscita, Stati di Immaginazione fu salutato da buona parte della critica e degli appassionati come uno dei ritorni più convincenti della PFM dagli anni '70 a oggi, un disco capace di dimostrare che nel rock progressivo la voce non è affatto un elemento indispensabile. Arrivava dopo un periodo non semplice per il gruppo — anni '80 altalenanti, un decennio di pausa negli anni '90 — e dopo Dracula, Opera Rock del 2005, che aveva già segnato un primo, importante ritorno di slancio.
C'è chi lo considera uno dei migliori lavori della PFM da Chocolate Kings in avanti, chi invece lo legge come una collezione di grandi assoli più che di vere composizioni: come spesso accade con la musica strumentale, è un disco che divide, ma raramente lascia indifferenti. Ed è proprio questa capacità di generare un ascolto attivo, quasi partecipato, il motivo per cui vale ancora oggi la pena riscoprirlo.
Perché (ri)ascoltarlo oggi, e perché in vinile
Stati di Immaginazione è un disco che chiede tempo e attenzione — le stesse qualità che il formato vinile, per sua natura, incoraggia. Ascoltarlo su LP, senza distrazioni, restituisce pienamente quella dimensione "cinematografica" per cui era stato pensato fin dall'inizio: musica scritta per accompagnare immagini, che oggi può tranquillamente costruirsi le proprie, brano dopo brano, solo nella testa di chi ascolta.
Per chi ama il progressive italiano nella sua forma più pura e per i collezionisti PFM che non hanno ancora messo le mani su questo capitolo particolare della discografia del gruppo, questa ristampa in vinile nero 180 grammi (€ 30,90) è un'occasione da non lasciarsi sfuggire.
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